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6 ottobre 2008

In India, da diverso tempo, è scoppiata una vera e propria ”emergenza scimmie”.
Quest’animale, che nella tradizione indiana gode di un grande rispetto, in quanto è raffigurato nel volto del dio Hanuman, ha potuto prolificare in modo pressoché incontrollato, tanto da diventare una minaccia per gli abitanti delle città indiane.

Le scimmie, che non si limitano più a “fare i dispetti” o a rubare il cibo e i giocattoli dei bambini, sono state protagoniste di episodi molto gravi.
Lo scorso anno, un gruppo di scimmie attaccò un quartiere della città di Delhi ferendo gravemente una donna e mandando al pronto soccorso una decina di persone.
Peggior sorte toccò al vicesindaco della città, il quale, nel tentativo di liberarsi dai macachi che lo avevano attaccato, cadde dal balcone della sua abitazioni e morì.
Nel 2006, un professore universitario rischiò di perdere un orecchio a causa dei morsi di una scimmia che lo aveva aggredito nel campus dell’Università di Delhi.
Nello stesso anno, alcuni babbuini che erano saliti a bordo di un treno della metropolitana, seminarono il panico tra i passeggeri.
Nel 2004, invece, un macaco uccise un neonato di due mesi e ferì una cinquantina di persone nel villaggio di Sultanpur.

Le autorità di Delhi, che non possono prendere provvedimenti particolarmente drastici a causa dei vincoli religiosi, hanno cercato di frenare questa emergenza, ma, con scarsi risultati.
Tra le misure adottate, ci sono i “poliziotti anti scimmia”, credo un equivalente dei nostri accalappiacani, ed i langur walla, una scimmia con il muso nero capace di spaventare le altre specie di scimmie.
Purtroppo, molte delle migliaia di scimmie catturate e trasferite nella riserva naturale di Asola, hanno fatto poi ritorno in città alla ricerca di cibo. (fonti: Il Giornale, Tgcom, KataWeb/la Repubblica)

Una soluzione assai singolare, è quella che è stata adottata da una cittadina nello stato indiano di Huttar Pradesh.
Il comune della cittadina, infatti, ha ingaggiato un uomo affinché spaventi, travestito da primate, le migliaia di scimmie che stanno infestando la linea ferroviaria.
Per quanto egli svolga un “ruolo sociale molto importante”, trovo vergognoso che venga sfruttata in questo modo la miseria e che un uomo si debba calare sullo stesso piano delle scimmie, rischiando la propria vita per poche sterline al giorno.
Con tutto il rispetto verso la cultura indiana, che indubbiamente è una delle culture più affascinanti del mondo, mi chiedo come si possa avere così tanto rispetto per gli animali e così poco per gli esseri umani.

Ecco il video del cosiddetto “Uomo-scimmia”:

14 luglio 2008

In questi ultimi anni i rapporti tra Cina e Paesi africani si sono notevolmente intensificati e gli scambi commerciali si sono più che decuplicati.
La presenza cinese in Africa ormai è fortissima. Infatti, la Cina, affamata di materie prime, ha trovato terreno fertile per i suoi affari: Paesi poverissimi alla disperata ricerca di mezzi finanziari, la possibilità di riprodurre lo stesso sfruttamento della manodopera attuato in patria, dittature corrotte e consenzienti, un mercato favorevole in ottica futura all’esportazione di prodotti scadenti e a basso prezzo, nonché risorse naturali rare a costo pressoché nullo.

La Cina sta conducendo i suoi affari, più o meno puliti, pressoché in tutta l’Africa.
In Eritrea e in Etiopia, è riuscita ad aggiudicarsi la costruzione della maggior parte delle infrastrutture e dei collegamenti stradali e ferroviari, dopo aver alimentato per anni il conflitto tra i due Stati, attraverso la fornitura di armi ed offrendo consultazioni militari ad ambedue le parti. In tal modo, la Cina ha assunto il controllo di uno sbocco sul mare di strategica importanza per i prodotti petroliferi sudanesi che devono raggiungere l’estremo oriente.
In Senegal, invece, sta assumendo il controllo delle principali industrie del Paese e sta mettendo in crisi l’economia locale attraverso l’introduzione di prodotti a basso costo.
In Liberia, Costa d'Avorio e Sierra Leone, avrebbe alimentato il traffico di armi per ottenere in cambio diamanti e legno pregiato.
In Togo ha ottenuto un accordo per l’esportazione di materie prime, in cambio della costruzione del palazzo presidenziale e degli uffici governativi.
La maggior parte degli investimenti, però, gli ha concentrati in Sudan, da cui ottiene almeno il 50% della produzione petrolifera nazionale, pari al 7% del suo fabbisogno. Al fine di proteggere tali investimenti, la Cina ha difeso il regime sudanese su tutti i forum internazionali dalle accuse di violazione dei diritti umani e di genocidio in Drafour, ha minacciato l’uso del veto contro l’invio delle forze internazionali nella regione, ha rifornito d’armi l’esercito sudanese ed ha contribuito alla costruzione di tre industrie belliche. (fonte: Il Sole 24ORE)

Un altro Paese africano con cui la Cina è riuscita a concludere degli ottimi affari, soprattutto grazie al traffico d’armi, è lo Zimbabwe del dittatore Robert Mugabe.
Alla vigilia delle recenti elezioni, un carico proveniente dalla Cina, contente un vero e proprio arsenale militare (3 milioni di munizioni per fucili d'assalto Ak 47, 1500 granate per lancia-razzi e 600 fusti di mortaio con 3 mila proiettili), avrebbe dovuto attraccare sulle coste africane per finire nello Zimbabwe, ma in quell’occasione si verificò la “rivolta africana alle armi cinesi”: prima il carico venne bloccato in Sudafrica dal sindacato degli scaricatori di porto e poi subentrò il divieto di attracco da parte degli Stati confinanti.
Sembrerebbe, però, che il carico d’armi sia comunque riuscito a raggiungere la destinazione, dato che in quel periodo vi è stato un inasprimento dell'offensiva di Mugabe contro l'opposizione. (fonte: Il Sole 24ORE)
A seguito delle elezioni farsa, vennero proposte delle sanzioni nei confronti dello Zimbabwe, ma, il 12 luglio 2008, la Cina ha usato il proprio potere di veto per bloccare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, senza però offrire altre soluzioni.
L’ambasciatore dello Zimbabwe, ha espresso la posizione del regime, dichiarando: "Il presidente è felice di sapere che le Nazioni Unite sono ancora una organizzazione dove esiste una sovranità uguale per ogni Paese membro, e che il sistema protegge i deboli dai potenti". (fonte: La Voce)
Se il regime dello Zimbabwe è stato difeso dai potenti, chi sta difendendo i deboli dal regime?!
Lo Zimbabwe è in iper-recessione e sta attraversando una grave crisi politica ed umanitaria. A mio parere, le sanzioni non sono sempre la soluzione migliore, ma dubito che la Cina, difendendo Mugabe con il suo veto, abbia compiuto un’opera umanitaria.

Qualcuno potrebbe obbiettare che non è una novità che l’Africa venga sfruttata e che prima dei cinesi vi erano stati europei ed americani.
Ma, se l’atteggiamento delle nazioni occidentali nei confronti dell’Africa sta cambiando, oggi vengono estinti i debiti ed offerto denaro in cambio di garanzie, il più delle volte, invece, la Cina paga senza chiedere dove il denaro va a finire (il principale motivo per cui molti dittatori, che possono intascare parte della somma, apprezzano la rapidità di Pechino). E, nei casi in cui la Cina dà delle indicazioni su come spendere il denaro, lo fa imponendo le proprie imprese di costruzione, i propri tecnici e la propria manodopera, senza trasferimento di conoscenze alle popolazioni locali e senza particolari benefici occupazionali per gli Stati africani (fonte: Il Sole 24ORE).
Se l’Europa e gli Stati Uniti, poi, hanno qualche remora nell’investire in Africa, a causa delle guerre civili, della fragilità dei governi e della presenza di dittatori corrotti, i cinesi, invece, stanno conducendo i propri affari senza farsi alcun scrupolo e pensando esclusivamente ai propri interessi.
La concorrenza dei prodotti cinesi a basso prezzo e di scadente qualità, oltretutto, ha ulteriormente impoverito le economie di molti Stati africani, i cui prodotti non riescono più a competere nemmeno all’interno dei propri territori.

L’arrivo della Cina più che una nuova occasione di sviluppo, è stata l’ennesima calamità abbattutasi sul continente africano.

10 maggio 2008

Secondo il bilancio ufficiale fornito dalle autorità birmane, e, reso noto oggi dall’ANSA alle ore 10:21, le vittime del ciclone Nargis sarebbero salite a 23.335, mentre, i dispersi sarebbero 37.019 (ANSA). Secondo una notizia pubblicata dall’ANSA alle ore 08:24, il bilancio sarebbe, invece, di oltre 100.000 morti (ANSA).

Ieri, la giunta militare di ispirazione comunista, insediatasi alla guida del Paese con un colpo di stato nel 1962, ha fatto sapere, tramite la stampa, che "il Myanmar non è pronto al momento a ricevere squadre di soccorso o di informazione da Paesi stranieri. Ma al Momento il Myanmar sta dando priorità ad accogliere gli aiuti umanitari e a distribuirli alle zone colpite dal ciclone con le sue proprie risorse".
Così, la Birmania/Myanmar, dopo aver respinto giovedì un aereo con aiuti e personale proveniente dal Qatar, ieri ha respinto anche un'equipe medica del Bangladesh.
All'aeroporto di Yangon, invece, la giunta militare ha sequestrato due invii alimentari dell'Onu, contenenti 38 tonnellate di biscotti ad alto valore energetico, sufficienti a nutrire per alcuni giorni 95 mila persone. Il direttore regionale del Pam, Tony Banbury, irritato dall’accaduto, ai microfoni della CNN ha detto:"Noi saremo obbligati a interrompere le nostre già limitate operazioni di invii aerei fintanto che non otterremo maggiori garanzie dalle autorità". (
ANSA)

Mentre il Paese sta attraversando una gravissima crisi umanitaria, e, nonostante ciò, vengono rifiutati gli aiuti internazionali per i senza tetto e gli affamati, dal blog JOTMAN.COM arriva una notizia sconvolgente: il regime militare continua ad esportare all’estero tonnellate di riso.(!)

Quest’oggi in varie zone della Birmania (a parte quelle toccate dal ciclone Nargis), sono stati aperti i seggi per votare la nuova costituzione, come se nulla fosse accaduto.
Sembra che la giunta militare birmana non sia tanto interessata alla grave situazione che sta attraversando la propria gente, quanto alla scontata (visto che questo è un regime militare che imprigiona tutti gli oppositori) vittoria del “sì” alla nuova costituzione.
Anche ieri, la televisione di stato Mrtv ha lanciato il proclama: "Se siete patriottici e amate la vostra nazione dovete esprimere un voto affermativo".

Visto che la nuova costituzione dovrebbe essere uno dei "sette passi" della "roadmap verso la democrazia", che si dovrebbe concludere con elezioni multipartitiche nel 2010, non si può di certo dire che la Birmania sia partita con il piede giusto. E, credo che i birmani non potranno mai ricordare questa data in riferimento ad un passo importante verso democrazia, bensì, come una delle date più funeste della loro storia!

8 maggio 2008

Il biodiesel, come tutti sanno, è un biocombustibile prevalentemente ottenuto dagli oli vegetali. Rispetto al normale diesel è meno inquinante poiché produce minori emissioni di CO2 e di polveri sottili, e, non emette SO2 , anche se genera maggiori emissioni di NOx (fonte: Wikipedia).

Di recente, Bush ha stabilito che la produzione di etanolo in USA dovrà raggiungere i 35 miliardi di galloni, cioè il 25% dell’attuale consumo di diesel e benzina, entro il 2017. Mentre, l’UE prevede di sostituire il 10% dei carburanti con ecocombustibili entro il 2020.

Per raggiungere l’obiettivo stabilito da Bush, si calcola che, alle attuali condizioni, un quarto dell’intero territorio degli Stati Uniti, città escluse, dovrebbe essere coltivato a solo granoturco (fonte: La Repubblica).

Secondo una notizia data dalla BBC il 10 luglio 2007, l'aumento della produzione di etanolo e il blocco delle esportazioni di grano da parte della Siria, avrebbero fatto salire il prezzo della pasta del 20%.
Nell’immediato, alcuni ambientalisti ritennero esagerate le previsioni effettuate dalla BBC, ma, successivamente esse si rivelarono più che fondate.
Infatti,
alla fine di dicembre, il prezzo della pasta aveva subito un generale e sostanzioso rincaro rispetto all’inizio dell’anno.

Lo stesso Guido Barilla, in un’intervista de “la Repubblica”, annoverò la politica di forti incentivi ai biocombustibili di George Bush, assieme al cambiamento climatico, tra i principali motivi che obbligarono la Barilla ad aumentare del 15% i loro prezzi (fonte: ecoblog.it).

Secondo me, portare la produzione di biocombustibile al 10% o al 20%, non porterà solamente ad un ulteriore aumento della pasta ma di tutti i prodotti alimentari. Infatti, la produzione di ecocombustibili leverà ingenti quantitativi di grano dal mercato e vastissime porzioni di superfici coltivabili attualmente destinate alla produzione alimentare.

Dovremmo rinunciare tra qualche anno alla pasta e ad altri alimenti? Oppure, con la scusante dei biocarburanti, le multinazionali ci rifileranno i prodotti transgenici?
I potenti si riuniscono spesso per tentare di ridurre la fame nel Mondo ma poi decisioni di questo tipo aggravano sensibilmente la situazione!

E' proprio di questi la giorni la notizia che, in Messico, in Kenya, ad Haiti, in Egitto, nelle Filippine ed in altri Paesi del Mondo, l'aumento dei prezzi e la crisi alimentare hanno causato proteste e violenti scontri nelle piazze (fonte: Agenzia Radicale). Mentre, in Pakistan e in Thailandia è dovuto intervenire l'esercito per fermare i disperati che cercavo di assalire i campi ed i magazzini.

Il 25 aprile 2008, di fronte alle telecamere del Tg1, l'attuale ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha affermato che "L'uso del cibo per farci i carburanti è una barbarie" ed ha parlato, a tal riguardo, di errore gravissimo e di crimine contro l'umanità. (fonte: Alice|Economia)


In occasione della “Giornata Mondiale della Terra”, la “Repubblica TV” ha realizzato uno speciale dedicato al tema più generale della crisi alimentare e dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Potete guardare il video al seguente indirizzo:
http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=19595


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Biocarburanti: Ricavare il biodiesel dalle alghe potrebbe essere la nuova soluzione

6 maggio 2008

Si sapeva da tempo che la Cina avrebbe intensificato i controlli su internet.

Lo scorso anno, il direttore dell'amministrazione generale della stampa, Long Xinmin, in suo discorso di fronte ai parlamentari cinesi, disse: "Dobbiamo riconoscere che, in un epoca in cui internet si sta sviluppando ad una velocità incredibile, il tentativo del governo di tenerla sotto controllo deve affrontare nuove sfide". Tra le nuove sfide vennero esplicitamente menzionati i blogger.

A dimostrazione di quanto possa essere relativo il concetto di libertà, Long disse anche: "la libertà di espressione dei cittadini sarà comunque protetta". (La Stampa)

Dopo il blocco di YouTube e di altri siti, dopo la recente decisione da parte di Google di accettare la censura (Corriere della Sera), anche la piattaforma Blogger, purtroppo, è incappata nei severi controlli del governo cinese.
Infatti, labnol.org ha svolto vari test a Shangai e a Pechino, a seguito dei quali l’indirizzo labnol.blogspot.com sarebbe risultato irraggiungibile.

Posso solo sperare che i blogger cinesi, che esternano liberamente il proprio pensiero politico come qualsiasi altro blogger di tutto il mondo, non debbano fare la stessa fine dello scrittore Wang Xiaoning, incarcerato e condannato a dieci anni di reclusione per “incitamento a sovvertire il potere dello Stato”.
Lo scrittore, in possesso di un account di posta elettronica Yahoo, è “reo” di aver promosso le istanze della democrazia attraverso un forum.

In carcere Wang sarebbe stato vittima di torture. Per tale motivo, la moglie di Wang, rifacendosi al "Torture Victim Protection Act", decise di avviare una causa contro il colosso americano, accusato di aver “aiutato e favorito” torture di prigionieri politici in Cina, attraverso la diffusione di informazioni che hanno portato all’arresto di alcuni dissidenti. (La Stampa)

Nonostante il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) abbia chiesto una maggior libertà in Internet durante il periodo dei Giochi, sembra che tale appello non sia stato ascoltato dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese, visto che queste ultime, secondo il Senatore americano Sam Brownback, avrebbero chiesto ad alcuni alberghi di filtrare le connessioni ad internet durante i Giochi Olimpici, al fine di “monitorare e restringere le informazioni in entrata e in uscita dalla Cina”. (download blog.it)

Poco meno di due mesi fa, la Cina è Stata depennata dalla lista nera dei Paesi che , secondo gli Stati Uniti, violano i diritti umani, nella quale rimangono Corea del Nord, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Eritrea e Sudan. (Corriere della Sera)

Ancora una volta, a mio parere, gli interessi economici prevalgono sui diritti dei singoli e ancora una volta, come scrissi in un mio post precedente, il Mondo rimane a guardare sull’orlo della fossa seduto.

5 aprile 2008

Le violenze in Tibet, purtroppo, proseguono ancora.

Giovedì sera, infatti, la polizia cinese entrò in un monastero dello Sichuan, nella Cina sud occidentale, per sequestrare le foto del Dalai Lama. A quel punto, due monaci buddisti si opposero, venendo per tale motivo arrestati.

Gli altri monaci si sono, così, presentati all’accampamento della Pap (Polizia armata del popolo) per chiederne la liberazione. A questi, si unirono anche alcune centinaia di tibetani dai villaggi vicini.

La reazione della polizia cinese nei confronti della folla, che urlava “Vogliamo la libertà” e “Lunga vita al Dalai Lama”, fu estremamente dura. Nella sparatoria morirono almeno otto tibetani, dei quali alcuni erano monaci buddisti. (ANSA)

In questi decenni di dominazione cinese, il Tibet ha subito violenze inaudite: sono stati stimati oltre un milione di morti tra la popolazione tibetana, decine di migliaia di arresti, la distruzione di 6000 monasteri, l’insediamento di 7 milioni di cinesi che hanno reso la popolazione tibetana una minoranza,… (Wikipedia)

E’ ora di finirla con queste persecuzioni e con il “genocidio culturale” ai danni del popolo tibetano, che, di certo, non può essere incolpato di fomentare violenza.

La Francia ha posto tre condizioni affinché il presidente Sarkozy si presenti alla cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici di Pechino: la fine delle violenze contro la popolazione del Tibet e la liberazione dei prigionieri politici, un'inchiesta sugli avvenimenti tibetani e l'apertura del dialogo con il Dalai Lama. Ma, dubito che queste richieste vengano ascoltate.

Temo che la superpotenza cinese possa fare il bello e il cattivo tempo sul Tibet e, a questo punto, non solo.

Ancora una volta il Mondo rimane a guardare sull’orlo della fossa seduto.